Chi Siamo

Nel 2004 presso la sede del consorzio Solco a Brescia si riuniva periodicamente un gruppo di realtà bresciane del privato sociale che si occupava di problematiche di dipendenza. L’allora presidente del Solco Luigi Chiari propose a tale coordinamento la possibilità di avviare un percorso di riflessione sull’attivazione di uno SMI (Servizio Multidisciplinare Integrato) nel territorio dell’ASL di Brescia da parte delle realtà bresciane accreditate. Mentre una parte degli enti che partecipavano al confronto vedevano sostanzialmente nello Smi un’intrusione nel sistema dei servizi ed un ritorno alla conflittualità tra servizi pubblici e servizi del privato che tanto aveva caratterizzato gli anni 80-90, altri enti assunsero una posizione più prudente e meno ideologica.

Gruppo Fraternità e Pinocchio Group aderirono con entusiasmo a tale proposta e accolsero l’opportunità che la normativa nazionale prima (Atto d’intesa settembre 1999) e la normativa regionale della Lombardia poi (dgr.12621 aprile 2003) offrivano alle realtà del privato sociale di occuparsi della presa in carico e della diagnosi di problematiche di dipendenza come accadeva negli anni 70 alle origini del diffondersi del fenomeno. Era questa, infatti, l’occasione di recuperare da parte del privato sociale un rapporto diretto con i problemi di dipendenza e rispondere ai nuovi  bisogni e stili di consumo che da alcuni anni si andavano diffondendo.

A quel punto iniziò il percorso di attivazione della prima unità operativa.  Il primo passo fu la costituzione dell’ente gestore, il 12/10/2004 nasce la cooperativa sociale Il Mago di Oz . Con la delibera Asl del 04/10/2006 il servizio ottiene l’Autorizzazione al funzionamento e con la dgr del 20/12/2006 il percorso di accreditamento si conclude. Il giorno 23/01/07 venne stipulato il contratto con l’ASL di Brescia e lo SMI della cooperativa Il Magodi Oz potè iniziare ad erogare i propri servizi.

Il primo SMI inizia a operare a Ospitaletto in una sede facilmente accessibile, accogliente ma nello stesso tempo anonima, in modo da non favorire l’identificazione degli utenti. Nei primi mesi di lavoro vengono messi a punto i protocolli tecnici (sanitari e farmacologici) e le procedure amministrative. Ci si muove con l’idea che uno SMI gestito dal privato sociale debba essere un servizio ambulatoriale dinamico costruito in funzione delle esigenze dei suoi pazienti: orari differenziati, accoglienza immediata e operatori sociali e sanitari attenti ad ascoltare i pazienti.

La crescita continua dell’affluenza al servizio proveniente da tutto il territorio della provincia di Brescia ha portato presto all’esigenza di aprire altre tre unità operative.

Dal 14/07/2010 è entrato in funzione lo SMI di Rezzato (dgr n° 254),  dal 29/12/2010 gli SMI di Bagnolo Mella (dgr n° 1161) e  di Pisogne (dgr n° 1162).

Quando siamo partiti con questa avventura erano in pochi a scommettere che si stava costruendo qualcosa di significativo nel campo dei servizi per le dipendenze ed erano molti gli scettici sulla realizzazione dello Smi Il Mago di Oz ma noi avevamo una convinzione:  i bisogni di accoglienza delle persone affette da problemi di dipendenza erano e sono in continuo aumento ed era necessario offrire una risposta a un fenomeno in continua evoluzione ed espansione che da alcuni anni aveva modificato la pelle e le abitudini.

Nel 2015 la rete di servizi della cooperativa Il Mago di OZ si allarga attraverso l’apertura della Comunità Terapeutica Donatello (ex Ce.B.S.) di Brescia.

Nel 2017, invece, viene acquisito Il Consultorio Familiare Sant’Andrea di Iseo.

I Servizi offerti dalla Cooperativa il Mago di Oz si stanno diversificando ma i principi che guidano il nostro lavoro nascono sempre dalla volontà di garantire ai nostri utenti accoglienza, eguaglianza, efficienza, efficacia e riservatezza per realizzare interventi che possano prevenire, supportare o modificare le situazioni di difficoltà e disagio.

Il nome

Il nome della nostra Cooperativa si ispira all’omonima fiaba moderna scritta da L. Frank Baum, un racconto che può essere letto come una metafora del processo di cambiamento che ci auguriamo si inneschi nei nostri utenti ovvero: la presa di coscienza delle proprie potenzialità ed imparare ad utilizzare una nuova misura per dare valore alle proprie esperienze

Da un punto vista simbolico Il Regno di Oz, dal quale Dorothy cerca di andar via per tornare a casa, può rappresentare quel luogo intimo dove ogni uomo rielabora le esperienze personali solo con se stesso; infatti quando Dorothy alla fine della storia torna a casa e racconta ciò che le è successo, nessuno le crede. Oz inoltre è il simbolo dell’oncia, unità di misura, per cui Il Regno di Oz è anche il luogo in cui si dà un peso, in cui si misura e si dà un valore, dove si distingue tra bene e male, dove si riflette su ciò che è stato per arricchirsi di un nuovo peso per affrontare e misurare ciò che sarà. Possiamo dire che è il luogo della coscienza.
Il desiderio di tornare a casa, d’altra parte, simboleggia il bisogno che l’uomo ha da sempre di cercare le proprie origini, di cercare delle risposte alla condizione dell’essere e ai limiti della vita perimetrando il campo del conosciuto e sollevando delle mura (pareti) di difesa psichica.
Per tornare a casa le streghe consigliano a Dorothy di rivolgersi al Mago di Oz, sovrano della città di Smeraldo, dotato di fantastici poteri. Sulla strada verso la Città di Smeraldo Dorothy deve fare i conti con tre aspetti della personalità. Lo spaventapasseri che vorrebbe avere un cervello rappresenta la leggerezza di pensiero e d’azione; l’uomo di latta che vorrebbe avere un cuore rappresenta l’incapacità di amare, di provare passioni e di interessarsi; mentre il leone che vorrebbe avere più coraggio rappresenta l’incapacità dell’uomo di saper cogliere a proprio favore le situazioni, di “rischiare” o provare realizzando il pensiero in azioni, l’incapacità di cogliere la vita come una occasione. Solo alla fine del “viaggio” queste tre peculiarità dell’uomo possono dirsi realizzate.
Tutta la compagnia quindi si avvia verso il Mago di Oz per fare le proprie richieste. Il Mago di Oz, tuttavia, non può fare a meno di ammettere che niente può cambiare in modo magico. Riesce però a far comprendere allo spaventapasseri, all’uomo di latta e al leone che avevano già le qualità che desideravano e a Dorothy che lo strumento per tornare a casa (le scarpette di rubino) era già in suo possesso.

La morale della fiaba è quindi che il potenziale di ognuno è già dentro di noi, dobbiamo solo imparare a riconoscerlo!

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